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Senza tregua

Incalzate Putin. Senza tregua

di
Bernard-Henry Lévy

D'accordo. So che non bisogna accusare senza prove. So che sono molti i possibili mandanti della morte di Anna Politkovskaya, uccisa il 6 ottobre con quattro colpi di pistola Makarov, la stessa utilizzata dalle forze di polizia russe. L'ex funzionario del Kgb diventato capo di tutte le mafie — e che di mafia ora ha il coraggio di accusare l’Italia — deve essere considerato presunto innocente, in assenza di una condanna formale. Però...
Chi ci farà credere che un simile atto non abbia nulla a che vedere con il clima deleterio, liberticida, pogromista che oggi regna aMosca e consente—è un esempio—che si dia la caccia al georgiano ufficialmente, impunemente così come, ieri, si dava la caccia al ceceno? Chi può garantirci che non vi sia stato, al vertice dello Stato, un assassino gallonato, esperto nel mettere in riga giornalisti curiosi, convinto che per quella donna troppo curiosa, per la guastafeste che impedisce di normalizzare e di mentire, per la giornalista indomabile che non si accontentava di scrivere ma agiva, non ci fosse più altra soluzione se non di ucciderla per obbligarla a piegarsi? Putin è l'uomo che sfodera il revolver appena sente parlare di stampa libera, è il Presidente sotto il cui regno sono stati già uccisi, prima della Politkovskaya, altri 12 giornalisti. Dodici! La cifra è debitamente documentata, purtroppo, da Reporters sans frontières! Così come è documentata l'uccisione di altri 30 giornalisti e reporter nel periodo precedente, fra il 1992 e il 2000, nell' esercizio del loro mestiere. Putin dunque, il neo-zar dagli occhi vuoti e dal parlare delicato che voleva andare ad accoppare i ceceni persino nei gabinetti e che, in un certo modo, vi è riuscito, può lavarsi le mani di questo nuovo crimine? E noi, possiamo accettare senza urlare di collera e di disgusto la frase che alla fine s'è lasciato sfuggire, davanti ad Angela Merkel, come unico omaggio funebre alla sua compatriota assassinata: «La sua capacità d'influire sulla vita politica del Paese era insignificante »? Insomma, è per tutte queste ragioni che insisto a parlare dell'omicidio di Anna Politkovskaya. Ed è per queste ragioni, perché inoltre ho paura che tutto finisca nell'oblio, nel caso archiviato, che voglio fare a coloro che ci governano due o tre semplici raccomandazioni.
Prima di tutto, una commissione d'inchiesta internazionale. Chirac l'ha chiesta per Rafik Hariri quando ha detto, due precauzioni essendo meglio di una, di preferire che anche un'istanza indipendente esaminasse le circostanze della morte del suo amico. Perché ciò che vale per il suo amico non dovrebbe valere per la nostra amica? Perché la Francia dei diritti dell'uomo non dovrebbe preoccuparsi dell'erede di Sakharov quanto dell'ex presidente libanese? Poi, non lasciare più in pace il presidente russo; non concedergli alcuna tregua, finché non sarà fatta piena luce sulla tragedia; fare in modo che non vi sia vertice, non vi sia visita di Stato né conferenza stampa comune con uno qualsiasi dei suoi colleghi senza che gli sia posta la domanda, continuamente, instancabilmente: «Allora? A che punto siamo? Cosa ha di nuovo da dirci sui mandanti di quel crimine?». Anna Politkovskaya era la coscienza della Russia. Deve diventare la cattiva coscienza del suo presidente, lo spettro che lo assilli, il suo rimorso. Ancora, raccomando di non esagerare negli omaggi d'ogni genere di cui si continua a gratificare il padrone del Cremlino: un giorno, è l'Accademia francese a riceverlo, come se fosse un'autorità letteraria e morale; un altro, sono gli ex, i futuri e gli attuali ministri degli Esteri che fanno a gara di adulazione per esaltare il suo nobile contributo alla causa della democrazia; e un altro giorno, appena due settimane prima dell'omicidio, è stato lo stesso presidente francese a consegnargli le insegne di Gran Croce della Legion d'onore, il massimo grado dell'Ordine più elevato della meritocrazia repubblicana.
Un'umile supplica, allora, a Jacques Chirac. Lui ha il diritto, costituzionalmente, quando si tratta di individui sia «penalmente sanzionati» sia «che abbiano commesso atti contrari all'onore », di pronunciare radiazioni e sospensioni. Poiché la sorte di questa donna abbattuta come un cane, di una donna che era, appunto, l'onore della Russia, è un atto chiaramente contrario all'onore e poiché pesanti indizi, se non di colpevolezza, perlomeno di complicità pesano sul padrone del Paese, una misura di «sospensione provvisoria», tipo quella che Chirac ha pronunciato qualche anno fa nei confronti del generale torturatore Aussaresses, mi sembra imporsi. Altrimenti, la promozione di quest' uomoal rango più elevato dell'Istituzione di cui il presidente è il Grand Maître rimarrà come uno sputo in faccia ad Anna Politkovskaya e a tutti noi.

(Corriere della Sera)

Pubblicato il 23/10/2006 alle 22.31 nella rubrica Diario.

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